Si definisce crocicchio il punto in cui più strade si incrociano tra loro, generalmente quattro, che vanno a formare una croce (da cui il nome). Termine caduto in disuso, diffuso dal XIV secolo soprattutto nelle campagne toscane, veniva utilizzato anche per definire all'interno delle città, gli spazi tra abitazioni più angusti dove si incrociavano una o più vie, oppure “fare crocicchio”, che assumeva così formulato il significato di incrociarsi.
In passato, Greci e Romani ponevano statuine di Hermes/Mercurio (a seconda) negli incroci, in quanto il Dio era considerato naturale protettore delle strade e dei viaggiatori che vi transitavano. A Roma venivano poste anche statue dei Lares Compitales (Lari degli incroci).
Con l’avvento del cristianesimo, i crocicchi si sono ritrovati a subire una vera e propria opera di demonizzazione, proprio per il significato prettamente pagano . In essi venivano seppelliti i suicidi e le streghe, e probabilmente anche i vampiri (secondo il folclore).
Sono numerosissime le leggende elaborate dalla tradizione popolare su questi luoghi, dove si diceva che le streghe venissero a incontrare il loro oscuro signore. Tanto per fare un esempio, la leggenda vuole che il musicista blues Robert Johnson si sia recato a un crocicchio sul Mississipi e abbia venduto la sua anima al Diavolo per poter diventare un famoso musicista.
Se ci facciamo caso, a tutt’oggi è facile trovare statue della Madonna o altri simboli cristiani agli incroci delle strade, come le edicole sacre, poste proprio a protezione di questi luoghi dalle forze demoniache.
Nell’esoterismo, il crocicchio è un luogo di potere immenso. L’incrocio tra strade diverse viene visto come una metafora dell’incrocio tra mondi diversi, come per esempio il nostro mondo e quello dello spirito. I crocicchi rappresentano anche la scelta, la libertà assoluta di prendere una strada piuttosto che un’altra.
Un posto particolare, qui in Italia, è rappresentato dal crocicchio di Settefonti, in Romagna, in cui, oltre a essere ritenuto particolarmente potente (essendo l’incrocio di sette strade), si dice che nella notte di San Giovanni delle streghe scendano dal cielo per passare nel crocicchio in sella a pecore nere.
Arezzo come Crocicchio
Se ci facciamo caso, la nostra città a livello topografico è il luogo in cui più arterie stradali si incrociano, in particolare quattro, direzionate partendo dal capoluogo verso le quattro vallate che compongono la nostra provincia.
Questi assi stradali, vuoi per la vicinanza alla città, vuoi per l’importanza rivestita di importanti vie di comunicazione, nel tempo e con il tempo hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di molti cittadini di Arezzo.
Oggi circa il 40% della popolazione residente nel Comune di Arezzo, circa 40.000 persone, vive, mangia e dorme nei paesi e nelle case sorti lungo queste strade, ma in rarissimi casi vi lavora.
In un recente passato, prima della riscoperta della campagna quale luogo con maggiore qualità della vita rispetto al contesto urbano, tali zone erano perlopiù abitate da cittadini anziani.
Con l’evoluzione di costumi iniziata a partire dagli anni ottanta nella nostra città, la campagna aretina è stata oggetto di scoperta o riscoperta da parte di coppie e giovani famiglie, chi aveva avi in tali zone, ha valorizzato o ristrutturato proprietà e case coloniche, altri ancora, fino ad allora residenti in città, hanno comprato immobili ed abitazioni ritenendo tali luoghi più adatti ai loro stili di vita.
Un numero crescente di cittadini scegliendo la campagna diffusa come luogo in cui vivere ha dato avvio ad una consistente revisione dell’assetto demografico del Comune di Arezzo, comportando nel tempo, anche un incremento ed espansione urbanistica di frazioni e paesi, nonché di zone ancora non urbanizzate.
Nella stragrande maggioranza dei casi ciò ha rappresentato una vera e propria modifica sostanziale dell’assetto urbano delle frazioni (alcune diventate periferie cittadine), in cui la zona urbanisticamente più recente, ad oggi, è ben più ampia di quella corrispondente al nucleo storico dell’abitato.
Questo, non solo ad Arezzo, ma in tutta Europa e in Italia ha posto di fronte alle amministrazioni locali una sfida enorme, il passaggio da una città compatta alla città diffusa e quest’ultima da declinare come opportunità di crescita economica, sociale e civile o meno.
Arezzo ha fallito ad oggi tale sfida, diventando quella che gli anglosassoni definiscono urban sprawl, una forma di città sviluppata verso l’esterno in modo incrementale e che si caratterizza per una bassa densità residenziale. Gli architetti Richard Ingersoll e Edoardo Salzano hanno definito tale tipologia di città “sdraiata sul territorio”.
Alla densità di popolazione crescente, nelle campagne e in contesti non urbanizzati in modo diffuso, infatti, non è corrisposto un adeguamento dei servizi, rivelatisi nel tempo inadeguati alle necessità della popolazione ivi residente e difficilmente sostenibili economicamente.
Il Crocicchio di Arezzo, centro dell’incrociarsi di strade e abitanti, crocevia di quello che un tempo era definito ambito urbano ed ambito extraurbano, in moltissimi casi si è rivelato tale esclusivamente in termini lavorativi, con evidenti disparità di trattamento tra cittadini del centro e della campagna.
Le ragioni di questo Blog
Questo Blog, nasce nel 2015 al fine di offrire un diario, notizie e informazioni sulle attività di consigliere comunale di Arezzo di Donato Caporali, offrire spunti e riflessioni sulle “buone pratiche” diffuse nei territori italiani, con particolare attenzione alle politiche sviluppate dagli enti locali per i propri cittadini.
Vuole riportare al centro del dibattito, in un periodo di crisi economica, civile e sociale, un approccio alla politica minimalista, rifuggendo dalla concezione di essa come impegno esclusivamente ideologico, bensì promuovendo e favorendo un approccio ad essa che tenda ha valorizzare l’impegno per la soddisfazione dei bisogni locali dei cittadini, ciò che è necessario, pertanto essenziale.
Un antidoto agli eccessi di una politica ormai distante — gli eccessi dell’identificazione in politiche nazionali sempre e comunque , degli scandali e delle ruberie, del carrierismo, del leaderismo esasperato, dell’appartenenza fideistica, dell'essere concentrati su temi in cui, nonostante le belle parole non si riesce ad ottenere risultati, che davvero portano alla confusione di cosa si può fare realmente- facendo dimenticare il vero modo per una politica vicina e incisiva: impegnarsi nel e per il proprio territorio. Quindi pensare globalmente, ma agire localmente.
Questo stile politico, di cui è indispensabile la riscoperta, permette di evadere da ciò che non è essenziale in modo da poter concentrare le proprie forze e la propria mente solamente sui problemi davvero di base, che si possono toccare con mano, cose che rinnovano fiducia, soddisfazione e valore alle nostre aspettative verso la cosa pubblica se risolte.
Al contrario di come la società politica concepisce il concetto di minimalismo dall'esterno, non si tratta di forma di disimpegno verso questioni ben più alte, bensì partire dal basso per ricostruire la rappresentanza e la fiducia tra eletto ed elettore, che una volta realizzata potrà permettere di affrontare ben più alte questioni, insieme e non da soli. La politica minimalista da alcuni teorici della politica o politologi, potrebbe essere definita essenziale, vuota e sterile, ma i bisogni che tende a risolvere lo sono tutt'altro.
Quindi si tratta di offrire uno spazio, dare una libertà di scelta se prendere una strada di impegno per la propria città , un Crocicchio appunto, per affrontare e pensare alle cose che davvero sono importanti e sentite dai cittadini aretini, con particolare attenzione a frazioni e periferie ma non solo, in cui si possa incrociare esperienze e notizie diverse, ma utili alla nostra città, con possibilità di dialogo costante, affrontare cosa non va e cosa si potrebbe migliorare ad Arezzo.