giovedì 8 ottobre 2015

L'IMPORTANTE NON E'SOLO VINCERE, MA RIUSCIRE A GOVERNARE..

#settimana 4

Dopo aver proposto e tentato di contribuire con idee e esempi virtuosi di altre realtà alla crescita di Arezzo, mi vedo oggi costretto ad entrare nel merito della bruttissima pagina che la destra cittadina ieri ha inscenato in consiglio comunale.


Sulla prima delibera di una certa rilevanza, come le linee guida di riordino dell'organizzazione del personale comunale, la maggioranza di destra che governa la città si è spaccata, non garantendo il proseguimento dei lavori del consiglio comunale.


Ciò non deriva però dal singolo episodio di merito, ma da un antico male della politica italiana, che per anni ha afflitto il centrosinistra e oggi colpisce inesorabilmente la destra aretina.

Tale male è rintracciabile nel desiderio di vincere ad ogni costo, dell'unità di una coalizione che si sviluppa esclusivamente con l'odio verso un nemico comune, nel caso aretino il centrosinistra.


Questo è stato palese non solo sulla composizione della coalizione che oggi governa, su cui tornerò più avanti, ma anche sul comportamento di molte forze politiche estranee  alla destra che  hanno nel turno di ballottaggio ritenuto però (proprio in odio al centrosinistra) che il "tanto peggio era tanto meglio".


Veniamo però ora alla composizione della coalizione di destra che ha vinto le elezioni, ma che non governa,  partita da una composizione civica (a cui hanno dato importanti adesioni segmenti professionali cittadini) ha poi imbarcato componenti e partiti fortemente ideologizzati dando vita ad una creatura mitologica che denominerò "GENDER" composta da personaggi che vanno da simpatie verso Casa Pound (movimento neofascista italiano), a radicali che fanno della laicità la propria bandiera, a leghisti dell'ultima ora, agli eredi di Almirante, a cattolici conservatori, con qualche spruzzata di tecnici e liberali.

Facile da capire che da una formazione così composita non ci si può aspettare un governo della città di Arezzo sereno e costruttivo, bensì litigiosità continua, nel migliore dei casi concordi solo nel definire nomine e poltrone.

Per onestà intellettuale e a dimostrazione di ciò però voglio spezzare una lancia a favore dei collaboratori del Sindaco delegati al Turismo, Ambiente e Sicurezza, persone tecnicamente preparate e disponibili, che lontane dal mondo della politica si sono ritrovate catapultate a gestire problemi complessi (e ad onor del vero anche con idee e proposte interessanti) , affiancate però da colleghi fortemente ideologizzati  provenienti dalla cultura più conservatrice della destra italiana che ne limitano le potenzialità.


Ben si capisce da questa breve cronaca che ben presto, il primo cittadino sarà costretto, se vuole garantire al suo governo un minimo di prospettive e un futuro ad Arezzo, a dover scegliere tra l'anima di destra e quella civica della sua coalizione, scelta che, al di là della vittoria conseguita, ne minerà la governabilità (come già oggi palese), essendo il compromesso tra le due anime impossibile da conseguire, sarà questa una lezione, imparata da tempo dal centrosinistra, che l'importante non è solo vincere, ma riuscire a governare.

martedì 6 ottobre 2015

La social "mission" acquistare e recuperare il Castello di Sammezzano un idea per #savearchiviovasari?

#settimana 3

Scusate il ritardo di questi post settimanale, ma per scriverlo sono servite un pò di ricerche in un area tematica che non conosco molto che è quella dell'arte.

Veniamo al punto il Castello di Samezzano a cui voglio dedicare questo post, collegandolo all'aretinissimo archivio Vasari.

“Spero che qualcuno di voi, vedendo le foto del Castello di Sammezzano, provi almeno un centesimo dello stupore e delle emozioni provate da coloro che hanno avuto la fortuna di visitarlo e che di conseguenza se ne sono innamorati”. Questo è l’incipit della descrizione della pagina Facebook Save Sammezzano, ricca di foto che incantano a guardarle, nata da un’idea di Francesco Esposito, sangiovannese classe 1985, presidente di un’associazione Culturale e dal suo amore per un Castello bellissimo alle porte di Firenze nel cuore della Toscana, nel comune di Reggello. Un monumento che lui descrive come “sconosciuto al mondo intero e praticamente inaccessibile. Un monumento che sembra essere soggetto ad un’assurda maledizione senza tempo”. Quasi 4.000 i like raggiunti in pochi giorni, un tam tam virale che sta coinvolgendo appassionati della zona, ma non solo, in questa particolare vicenda che mette al centro un luogo dal valore immenso.

La  storia del Castello di Sammezzano, come ben raccontata nella pagina social,  è triste e ricca di sventure:  durante la Seconda guerra mondiale i nazisti lo razziarono rubando statue e fontane e deturpando i meravigliosi ornamenti. Negli anni ’50 il castello venne trasformato in un hotel di lusso, che però fallì nel 1990. Poi, dopo un periodo di chiusura ed abbandono, nel 1999 venne acquistato all’asta da una società italo-inglese con l’obbiettivo di farne un resort di lusso.
Gli ultimi anni sono stati segnati dall’abbandono e dalla chiusura del castello. Solamente grazie ad un gruppo di volontari è stato reso accessibile a quei pochi fortunati che sono riusciti a partecipare alle rare visite e che per farlo sono accorsi da tutta Europa. La storia poi arriva ai giorni nostri, al 2015: il 20 ottobre il Castello di Sammezzano sarà infatti nuovamente messo all’asta.

La base d’asta sarà di 20 milioni di Euro.  “Io spero – scrive Francesco in un appello che suona quasi come un grido di aiuto su Facebook – che qualcuno di voi mi aiuti a raccogliere 40 milioni di Euro per acquistare e finalmente ristrutturare il Castello di Sammezzano così da poterlo rendere un museo aperto a tutti coloro che lo vorranno visitare. Un museo che non sarà in alcun modo esclusivo, un museo il cui biglietto di accesso abbia solo valore simbolico, un museo che sia considerato patrimonio di tutti i cittadini del mondo. Perché questo è il Castello di Sammezzano: un meraviglioso diamante che appartiene a tutti e che, nonostante la sua bellezza, non è ancora riuscito a brillare. In cuor mio io so che, per quanti possiamo essere e per quanti sforzi possiamo fare, è quasi impossibile raccogliere 40 milioni di Euro. Se sarà così, spero comunque che questo gesto possa almeno servire a raggiungere qualche persona altruista o qualche istituzione che acquisti il castello con lo scopo di rinnovarlo e farne un luogo aperto a tutti coloro che amano l’arte e la cultura ed a tutti coloro che credono che alcuni sogni, per quanto schiocchi ed improbabili, a volte possono realizzarsi. Io spero, e spero di non essere il solo a farlo”.  La raccolta fondi organizzata è tramite  crowdfunding  ben spiegato nella pagina Save Sammezzano: un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone o organizzazioni.  Per la donazione ecco tutti i riferimenti ed il link in cui si può visualizzare lo stato della raccolta:
https://www.kickstarter.com/projects/1362458825/save-the-sammezzano-castle-and-turn-it-into-a-famo .

Ecco questa magnifica idea potrebbe essere ripresa anche ad Arezzo (non comprendo come ancora non sia stata lanciata da parte dell'amministrazione comunale o dagli enti preposti) in ordine all'Archivio Vasari, forse il maggiore tesoro storico-artistico aretino accomunato  al Castello di Sammezzano sia dalla "maledizione" che sembra colpirlo sia sulla poca conoscenza del grande pubblico dell'importanza di tale patrimonio artistico.

Mi verrà obbiettato, ma vi è il vincolo, vero c'è un vincolo ministeriale sul deposito e gestione da parte della Soprintendenza (ormai di Siena) presso "Casa Vasari", ma che comunque nel Dicembre 2014 per l'ennesima (terza) volta l'Archivio Vasari è stato oggetto di pignoramento, non tralasciando l'ipotesi (se pur di scuola) che i vincoli come vengono messi possono essere anche tolti.
Questo post quindi per dire, se vi sarà un asta, dato il pignoramento in corso (al proposito l'amministrazione si è almeno interessata se vi sono novità in corso?), aretini organizziamoci come per il Castello di Sammezzano, a questo giro #savearchiviovasari!!

giovedì 24 settembre 2015

VOLONTARIATO CIVICO UNA SFIDA PER TUTTI, UNA POSSIBILITA' PER AREZZO

#settimana 2



Con i suoi 6,6 milioni di volontari l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto ‘tasso’ di volontariato. Come ci spiega l’ultimo rapporto Istat sulle organizzazioni non profit, la maggioranza dei volontari, circa 4 milioni, opera per una o più associazioni. Quello italiano, infatti, è un volontariato fortemente organizzato su base associativa: nel nostro Paese si contano ben 40 mila associazioni, oltre il 30% impegnato in attività nel settore sociale, sanitario e di protezione civile.

A differenza di altri Paesi, come Germania e Gran Bretagna, in Italia è ancora poco sviluppato (e sostenuto) il volontariato civico, urbano o municipale ovvero quel volontariato promosso soprattutto da municipalità ed enti locali che permette a un cittadino di svolgere, in modo gratuito e volontario, attività di pubblica utilità e di cura della città. Tuttavia negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, vuoi per la crisi economica che attanaglia gli enti locali, vuoi perché si va sempre più diffondendo una cultura della cittadinanza attiva e responsabile.

Alcune esperienze si sono sviluppate anche ad Arezzo, ad onor del vero poco conosciute, disomogenee e poco valorizzate, ancor più ad oggi, in cui si preferisce da parte dell'ente locale annunci spot (vedi la "non assunzione" bensì integrazione del reddito, verso 13 lavoratori cassaintegrati da impegnarsi in attività di decoro urbano da parte del Comune di Arezzo).

Queste esperienze aretine sono fiorite soprattutto nelle frazioni e questo merita un approfondimento su cui mi soffermerò in post futuri. 
Meritano qui menzione se pur disarticolate e non inquadrate dal Comune di Arezzo in apposito regolamento municipale, anche se coinvolti nelle giornate annuali del "Decoro Urbano" dalla precedente amministrazione, 

-Il gruppo per il recupero e il decoro delle aree verdi di San Leo promosso da genitori e studenti delle scuole locali,

-Il gruppo di Quarata promosso da giovanissimi, attivo nella manutenzione  il decoro dell'area verde-sportiva a Quarata alta,

- Il gruppo di Giovi, che ad oggi si articola in due Associazioni Pro Loco In tra Chiassa et Arno e Associazione Green Heron, attivo il primo per la valorizzazione e il decoro del paese in termini di arredi urbani, il secondo nella valorizzazione e riscoperta ambientale dell'area lungo il Fiume Arno

Vorrei soffermarmi però in questo post su esperienze più strutturate, che nascono soprattutto per volontà dell’ente locale e per effetto di precise scelte di politica urbana.

Grazie anche a leggi ad hoc regionali e nazionali, sono infatti in aumento i Comuni che offrono ai cittadini la possibilità di partecipare in prima persona alla cura dei beni comuni, alla riqualificazione di aree degradate della città, alla promozione del decoro urbano.

So bene che dentro e fuori il mondo del volontariato ‘organizzato’ non manca chi guarda a questo fenomeno con perplessità e diffidenza, soprattutto da parte di giunte leghiste o di destra.

In realtà, credo che coinvolgere i cittadini in attività di pubblica utilità contribuisca a migliorare la vita di tutti, abitanti e amministratori locali.


Perché più è partecipata la cura e la gestione degli spazi pubblici, più si diffonde senso civico e cultura della responsabilità.
Ma in che modo e attraverso quali forme i Comuni possono attivare iniziative di volontariato civico? Ecco le ‘tipologie’ più diffuse:

-Albi comunali dei volontari civici 
-Amministrazione condivisa
-Baratto amministrativo 
-Convenzioni ad hoc tra ente locale e associazioni del territorio
-Ricevo quindi dono, integrazione e sicurezza

L’esempio forse più ‘antico’ di volontariato civico è quello dei cosiddetti “nonni civici”, presente anche ad Arezzo ormai da molti anni. A partire soprattutto dagli anni Novanta, alcuni Comuni hanno cominciato a coinvolgere anziani e pensionati in attività di volontariato civico in collaborazione con la polizia municipale e operatori comunali. Grazie a convenzioni con le associazioni di volontariato o a bandi pubblici, i Comuni ‘reclutano’ cittadini anziani o pensionati che con le loro pettorine colorate svolgono varie attività di volontariato, come pulire le aree verdi, vigilare nei pressi delle scuole per permettere ai bambini di entrare e uscire da scuola in tutta sicurezza oppure svolgere servizi d’ordine in occasione di eventi e manifestazioni sportive.

Antesignano e promotore di tale servizio civico fu il Comune di Torino che fin dagli Ottanta promosse tale esperienza, oggi raccontata nel volume “Nonni Civici per la città dei bambini”, disponibile anche online. Dal 2009 il Comune di Torino ha attivato anche il progetto “Senior Civico” che offre a cittadini over65 la possibilità di impegnarsi in tanti servizi di pubblica utilità: vicinato solidale, attività in musei e biblioteche comunali, cura dei giardini, supporto ai bambini in vari ambiti.

Comuni come Piacenza e Rimini hanno, invece, avviato veri e propri programmi di volontariato civico rivolti a tutti i cittadini che abbiano voglia di impiegare il proprio tempo e le proprie capacità nella cura della città. Così Piacenza Partecipa cerca, anche attraverso la piattaforma online, volontari per insegnare le lingue e l’uso delle nuove tecnologie, accompagnare i bambini a scuola con il Pedibus, ripulire i giardini, riordinare le biblioteche cittadine.

Dal 2011 a Rimini, grazie al progetto dell’amministrazione comunale “Ci.vi.vo Civico.Vicino.Volontario”, sono nati in tutta la città gruppi di volontariato civico, attraverso cui i cittadini svolgono vari servizi e attività, soprattutto nelle scuole, nelle biblioteche e nella manutenzione delle aree verdi. Ad oggi sono attivi 30 gruppi.

Albi comunali dei volontari civici 

In molte città stanno fiorendo anche gli Albi comunali dei volontari civici che prevedono, secondo un regolamento (vedi, ad esempio, quello del Comune di Sarzana), l’iscrizione dei cittadini disponibili a svolgere attività di pubblica utilità e per il decoro urbano verso aree degradate. Ai cittadini, organizzati per aree o gruppi di intervento, il Comune fornisce copertura assicurativa, tesserini e pettorine di riconoscimento, strumenti di lavoro e se necessario anche formazione adeguata.

Amministrazione condivisa

Sono, invece, già 50 i Comuni che hanno adottato la pratica dell’amministrazione condivisa o, per meglio dire, il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, tra questi nel territorio aretino vanta il primato il Comune di Cortona,  promosso da Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, mentre altri 80 Comuni hanno avviato le procedure e ben 2.857 cittadini hanno scaricato il Regolamento. Lanciata a Bologna nel 2014, si tratta di un’esperienza molto innovativa che offre ad amministrazioni locali e cittadini i lineamenti essenziali di un modo di partecipare alla cura della città “che supera la casualità del volontariato individuale e diventa metodo”. Grazie al Regolamento, infatti, i Comuni possono attivare sul territorio un vero e proprio “patto di cittadinanza” per amministrare in modo condiviso i beni comuni della città.

Baratto amministrativo

Un altro strumento innovativo che si sta sviluppando proprio in quest’ultimo anno è il “baratto amministrativo”, introdotto nel 2014 con il decreto legge n.133 (“Sblocca Italia”). Questa particolare forma di impegno civico prevede riduzioni o esenzioni dal pagamento delle tasse comunali per i cittadini attivi nella riqualificazione degli spazi in cui vivono. Il primo ad inaugurare questa pratica è stato il Comune di Massarosa, in provincia di Lucca, che lo scorso gennaio ha varato il “Regolamento per l’istituzione e la gestione del Servizio Volontario Civico” e quindi pubblicato un bando che offriva uno sconto del 50% sull’imposta dei rifiuti in cambio di alcune attività di pubblica utilità: taglio dell’erba nei giardini pubblici, imbiancatura di aule scolastiche, attività di pre-scuola e sorveglianza all’entrata e all’uscita delle scuole, piccoli lavori di falegnameria e manutenzione dei cigli delle strade. L’iniziativa ha riscosso un grande successo: oltre 100 cittadini e 10 associazioni si sono proposte e altri Comuni hanno chiesto di conoscere e replicare l’esperienza, tanto che il prossimo 16 ottobre proprio a Massarosa si svolgerà il primo convegno nazionale sul baratto amministrativo.

Convenzioni ad hoc tra ente locale e associazioni del territorio

In alcune città esistono, infine, gruppi, associazioni o enti non profit nati proprio per coinvolgere i cittadini in attività di riqualificazione e decoro urbano. I più antichi sono senz’altro i gruppi di Guerrillia Gardening che, nati negli Usa a metà degli anni Settanta all’interno dell’attivismo ambientalista, promuovono anche nel nostro Paese “incursioni” contro il degrado urbano e l’incuria delle aree verdi.

Più recentemente a Roma si è sviluppato il movimento Retake. Formalmente sono associazioni ma nella pratica assomigliano più ai Guerrillia Gardening: organizzati in gruppi divisi per quartiere, si attivano periodicamente per i cosiddetti “clean up”, azioni collettive per ripristinare la bellezza originaria di una piazza o di una strada oggetto del “retake”. Parte del retake è anche lo speak up, ovvero il parlare e lo spiegare ad abitanti e commercianti il fine di questi clean up.

Alla pratica dei Guerrillia Gardening si ispira apertamente l’associazione CleaNap di Napoli, fondata da alcuni giovani che vogliono creare azioni dimostrative per migliorare piazze e monumenti del centro storico di Napoli, “ormai lasciati al degrado e all’incuria del tempo, nonché sopraffatti dall’invasione perenne dei rifiuti”. Alla questione rifiuti e pulizia del territorio si dedica anche il movimento Let’s do it! Si tratta di un movimento internazionale nato nel 2008 in Estonia in occasione di una gigantesca operazione di pulizia del Paese: in un solo giorno 50mila persone, in sole cinque ore, liberarono strade, città e foreste da 10mila tonnellate di rifiuti illegali. Ad oggi l’associazione è presente in 96 paesi, tra cui l’Italia, dove lo scorso maggio ha organizzato una pulizia di massa delle coste e delle spiagge campane e sarde coinvolgendo 12mila volontari provenienti da tutta Europa.

Altra esperienza interessante è quella fiorentina. Dal 2010 a Firenze sono attivi i volontari della Fondazione Angeli del Bello. Si tratta di una fondazione di partecipazione nata su iniziativa di Quadrifoglio Spa, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, e dell’associazione Partners Palazzo Strozzi. Ad oggi la fondazione può contare sull’impegno di 1500 volontari che più volte alla settimana e in diversi gruppi di intervento portano avanti progetti e azioni di volontariato urbano, come la rimozione di scritte vandaliche dai muri dei palazzi fiorentini e la pulizia di giardini e spazi di verde pubblico. Alle attività possono partecipare sia cittadini che associazioni, l’importante è raggiungere lo scopo: migliorare il decoro e la bellezza di Firenze.

Ricevo quindi  dono, integrazione e sicurezza

Per concludere questa panoramica sul volontariato civico e municipale, vorrei accennare ad un’esperienza che sta maturando proprio in questi mesi nella nostra Toscana. Qui, infatti, Comuni come quelli di Scandicci e Sesto Fiorentino, in collaborazione con le associazioni del territorio, hanno coinvolto gruppi di rifugiati e richiedenti asilo in attività di pubblica attività, proposta che ha trovato una forte opposizione nella giunta destro-leghista che invece governa Arezzo.

Al di là di ogni polemica, credo si tratti di un’esperienza interessante che meriti di essere conosciuta e sviluppata, ad oggi sono oltre una decina le amministrazioni comunali che hanno aderito all'iniziativa stipulando convenzioni ad hoc con le associazioni locali. I migranti, oltre a partecipare a corsi di lingua e varie attività promosse dalle associazioni di volontariato, svolgono alcune ore di volontariato occupandosi di piccole opere di riqualificazione urbana. L’esempio forse più eclatante di questa forma di volontariato civico si è avuta a Firenze in occasione dell’ondata di maltempo che ha distrutto un’importante area verde della città. Qui due gruppi di profughi hanno lavorato gomito a gomito con i volontari della protezione civile per ripristinare la viabilità e alcune aree verdi della città.

Conclusioni

Cercando di superare gli steccati ideologici e le polemiche, che poco attengono all'amministrazione del territorio e che a livello municipale male si spiegano, questo post intende dare un contributo e rappresentare una risorsa, un suggerimento agli attuali amministratori cittadini, da cui se vorranno potranno trarre spunto per il decoro urbano, il contrasto del degrado e la sicurezza  della nostra città, non solo a parole ma con piccoli fatti e azioni che possono con poco promuovere il bello nella nostra città.


venerdì 18 settembre 2015

Conoscere il passato per l'Arezzo del futuro

#settimana1

L'Amministrazione Comunale della Città di Arezzo a seguito di mia interrogazione sul tema, con profonda mancanza di sensibilità e spirito istituzionale ha ritenuto non necessario celebrare adeguatamente il Senatore Giovanni Severi, di cui ricorre quest'anno il centenario della scomparsa.
A seguito di ciò con associazioni cittadine e concittadini di Arezzo abbiamo ritenuto necessario intitolare a questo grande personaggio le celebrazioni del XX Settembre "Breccia di Porta Pia" che si svolgeranno in Piazza Risorgimento  ad Arezzo il 20 Settembre 2015 dalle ore 18 in poi, a cui la cittadinanza è invitata.
Anche il Quartiere di Porta Sant'Andrea, vincitore della Lancia d'Oro a lui dedicata, Sabato 26 Settembre alle ore 11,15 depositerà in suo omaggio una corona di fiori al monumento ai caduti del Risorgimento in Piazza del Popolo; testimonianza del ricordo ed attaccamento della cittadinanza alla sua figura.

Qui una breve biografia del Senatore Giovanni Severi:


Nato ad Arezzo il 16 aprile 1843 in un’agiata famiglia di intellettuali (fu zio del matematico Francesco Severi), prese parte come garibaldino alla spedizione dei Mille e alla III guerra d’indipendenza. Laureatosi a Pisa, si dedicò alla professione forense come avvocato penalista, tra i casi più famosi di rilevanza nazionale si ricorda la sua difesa degli imputati nel processo per i cosiddetti “Fatti d’Anghiari”. Nel 1881 divenne deputato, collocandosi su posizioni radicali, mazziniane e repubblicane, venendo rieletto per altre sei legislature, non consecutive. Tra le sue maggiori vittorie politiche si ricorda la salvaguardia della provincia di Arezzo dal progetto crispino che ne prevedeva l’abolizione nel 1892. Nel 1904 fu nominato senatore del Regno, mentre stava volgendosi verso posizioni meno estreme. Ad Arezzo, sedette a lungo nei Consigli comunale e provinciale, divenendo nel 1902 presidente della Società Operaia, ultimo dei suoi impegni nell’ambito sociale aretino, si ricorda che fu membro a lungo dei direttivi di Banca Etruria e Croce Bianca. Fece anche parte del Comitato promotore della società ginnastica, della Società dei reduci e del Grande Oriente d’Italia, ricoprendo incarichi anche di livello nazionale. Morì ad Arezzo il 10 Febbraio 1915, ricevendo un grandioso funerale in forma civile, a spese del Comune per il prestigio che la figura aveva acquisito negli anni dando lustro al nome della città. I colleghi lo consideravano un avvocato brillante, di non comune abilità dialettica, polemico, in contrapposizione con le convenzioni politico-sociali dominanti, fiero nella difesa delle libertà statutarie, dotato di un carattere determinato e combattivo, piuttosto rude e poco espansivo, ma comunque carismatico, portato a lasciarsi andare ad eccessi verbali destinati alla controparte, in occasioni professionali quanto in quelle politiche.
Ad Arezzo in epoca moderno è però scarsa la toponomastica e l’effigi a suo ricordo, sono presenti un monumento funebre, opera dello scultore Pietro Guerri nel cimitero Monumentale di Arezzo e gli è intitolata una strada di Arezzo nella zona di Staggiano.


La dedica che le Associazioni vogliono fargli intitolando le celebrazioni del XX Settembre 2015 (fu anche presidente del Comitato promotore, sul finire dell’ottocento, atto a celebrare la “Breccia di Porta Pia") è solo un piccolo tributo che intende ridare alla sua figura il ruolo che merita e un invito alla città e alle istituzioni per la sua riscoperta.